Erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni. (I lettura: Ger 31,7-9)
Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchìsedek. (II lettura: Eb 5,1-6)
Maestro, che io veda di nuovo. (III lettura: Mc 10,46-52)


Il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare


Il cieco siamo noi, la sua storia è la nostra, quella di ogni nuovo cristiano frutto dell’azione dello Spirito e dell’attività missionaria della comunità cristiana, la Chiesa.
Ci sono troppe cecità nelle nostre vite dovute al desiderio di primeggiare; al non ascolto della Parola, all’ostinata chiusura nelle proprie convinzioni, alla durezza di cuore, alla cecità per troppo zelo, alla ristrettezza di orizzonti, alla meschinità di visione dimenticando le cose davvero importanti, alla non attenzione per il fratello.
C’è bisogno di luce per vedere chiaro il cammino della croce e del servizio. C’è bisogno di sentire quel Gesù che passa, di gridare contro corrente, di chiederli di liberarci da ciò che ci incatena e di seguirlo sulla via di ogni giorno.
Senza luce non si passa dalla stasi alla mobilità; dall’emarginazione all’accoglienza, dalla solitudine alla comunità.


Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte.


I discepoli e la folla rappresentano la comunità cristiana che può essere di ostacolo all’incontro con Gesù, un ostacolo specialmente per i poveri ed emarginati. Bartimeo è l’uomo che siede ai margini di una via sulla quale gli è impedito di camminare e di chiedere una guarigione che non gli è permesso desiderare.
I discepoli sono i veri ciechi, loro credono di conoscere chi è Gesù, credono di vederci e di sapere come deve comportarsi chi segue Gesù, credono di difenderlo, di proteggerlo zittendo chi grida. Non è possibile seguire Gesù e ascoltare la sua parola se non si fa caso al grido del povero o peggio ancora cercando di azzittirlo.


E Gesù gli disse: “Va’, la tua fede ti ha salvato. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.


Il cammino della fede nasce dall’ascolto, diviene invocazione e preghiera, discernimento e accoglienza di una chiamata, incontro personale con il Signore, sequela di Cristo
Al termine di questo mese di ottobre, mese missionario, portiamo con noi le parole di Benedetto XVI che sono invito e ringraziamento: “Alle Chiese antiche come a quelle di recente fondazione ricordo che sono poste dal Signore come sale della terra e luce del mondo, chiamate a diffondere Cristo, Luce delle genti, fino agli estremi confini della terra. La missio ad gentes deve costituire la priorità dei loro piani pastorali.
“Alle Pontificie Opere Missionarie va il mio ringraziamento e incoraggiamento per l’indispensabile lavoro di animazione, formazione missionaria e aiuto economico alle giovani Chiese. Attraverso queste Istituzioni pontificie si realizza in maniera mirabile la comunione tra le Chiese, con lo scambio di doni, nella sollecitudine vicendevole e nella comune progettualità missionaria”.


Per riflettere in gruppo o individualmente sulla Parola di questa domenica cliccate sul seguente link: http://www.sicsal.it/biblico/30annumB09.htm