Riceviamo e pubblichiamo il racconto di don Pietro Strano in "missione itinerante" nella città di Goma nel Congo, ai confini con il Ruanda:

Ciao a tutti, qui va benissimo. Solo per il fatto che sono in Africa va tutto bene!! 
Sto imparando cose nuove perchè sono stato chiamato a fare da vice rettore al semianrio Missionario Redemptoris Mater di Goma nel sud est del Congo ai confini con il Ruanda. 
La cittadina si trova sulle rive del lago Kivu e ai piedi del vulcano Nyiragongo, che nel gennaio del 2002 ha fatto disastri con l'eruzione spaccando la città in due e distruggendo molte case e negozi, per cui molti sono rimasti senza niente. Il paesaggio assomiglia ad Adrano la mia città natale alle perndici dell'Etna. Qui non c'è la classica terra rossa africana ma la sabbia nera e le case sono fatte non di argilla, perchè non esiste, ma basalto e pietra lavica tagliata come in Sicilia. Diciamo che mi sento un po' a casa mia. Il paesaggio è verde perchè piove quasi tutto l'anno tranne febbraio e marzo. così anche il clima, anche se piovoso, non è umido in quanto è ventilato. 
Per il momento si respira un po' di pace dopo la guerra tra Hutu e Tusi nel 1994/95, che ha molto interessato la città di Goma in quanto molti dal Ruanda sono passati in Congo per rifugiarsi. Fino a luglio scorso ci sono stati piccole sommosse di ribelli militari Hutu, ma tutto è sotto controllo. 
In seminario abbiamo 17 semianristi e 3 sono in itineranza, cioè sono in missione perchè fa parte della loro formazione. Sono italiani, spagnoli, di Santo Domingo, argentini, dell'Equador, della Costa D’avorio e congolesi. 
Goma ha vissuto l’eccidio tribale della guerra dei 100 giorni (aprile/agosto 1994) nel Rwanda tra gli Hutu nei confronti dei Tutsi (Watussi) perché i primi sono più numerosi di questi, ma i Tutsi erano al governo del paese. Venanzio, il rettore, mi ha detto che in quell’eccidio sono stati uccisi circa un milione di Tutsi. A questo eccidio hanno collaborato anche molti cristiani e religiosi con preti consenzienti, per esempio in una scuola materna condotta da suore hanno portato fuori, con una scusa, i bambini Hutu lasciando in classe i Tutsi, così sono entrati nelle aule i militari e li hanno trucidati tutti. Sono stati molti i casi del genere quindi la Chiesa si porta dentro queste ferite e queste colpe. I religiosi o preti che non hanno acconsentito a far uccidere i Tutsi sono stati uccisi anche loro. Questa ferita è ancora aperta perché qui a Goma si sono rifugiati i Tutsi sfuggiti al massacro. Ieri per esempio abbiamo fatto la penitenziale con la comunità neocatecumenale più vecchia di cammino e nelle confessioni ho ascoltato ancora il peccato di tribalismo, di odio e di vendetta, ma grazie a Dio con la Parola ricevuta in comunità il Signore li sta aiutando nella conversione. Questa è l'opera di evangelizzazione che facciamo, ricostruire l'uomo nel sua anima perchè il peccato ha distrutto l'Amore di Dio in loro. 
La nostra missione non è costruire chiese, scuole o ospedali, ma ricostruire la vita delle persone annunciando il Kerigma, l'Amore di Dio che salva l'umanità e la chiama a conversione, alla riconciliazione, alla pace. Il seminario vive di provvidenza, con offerte dall'Italia. Inoltre abbiamo circa 20 etterai di terreno che ci permette di produrre frutti e ortaggi, in più una stalla con 25 mucche, quindi abbiamo il latte, maiali, galline e pecore; tutto ciò che è in eccendenza lo vendiamo per sostenere i seminaristi negli studi e nel vitto e alloggio in quanto loro vengono in seminario senza niente perchè naturalmente sono poveri. Il tutto viene portato avanti da missionari laici del Cammino Neocetecumenale che stanno donando la loro vita per servire la Chiesa nel formare futuri sacerdoti.
Spero che hai capito qualcosa! Mi farebbe piacere se queste notizie possano mettere in comunione la Diocesi, in quanto non sono venuto a nome mio personale in missione ma a nome di una Chiesa con a capo un suo Pastore, il Vescovo.

Un abbraccio don Pietro
(pietrostrano@davide.it)