In quel tempo sarà salvato il tuo popolo (I lettura: Dn 12,1-3)
Cristo ha offerto un solo sacrificio per i peccati (II lettura: Eb 10,11-14.18)
Radunerà i suoi eletti dai quattro venti (Vangelo: Mc 12,24-32)

Il sole si oscurerà e la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolti.

Lo sconvolgimento delle realtà celesti non ci parla della fine del mondo, ma della fine di un mondo: quello dell’impero romano, nel quale Marco scrive. E’ l’annuncio della caduta di ogni impero basato sul dominio, sul possesso, sul prestigio, anche di quello nel quale noi viviamo oggi. Tutto questo mondo cadrà, queste divinità cadranno: gli dei pagani verranno detronizzati dal Figlio dell’uomo. Gesù, il Cristo, è il Signore della storia e del tempo. Una signoria, la sua, che gli è stata data da Dio, l’Abbà che lo ha risuscitato e glorificato. Gesù non ci annuncia il fallimento del mondo, ma il futuro del mondo. Noi, i discepoli siamo donne e uomini chiamati a detronizzare gli dei pagani con la denuncia e la resistenza a tutti i loro inganni e a costruire il Regno di Dio vivendo con uno stile di vita che annunci e testimoni il servizio, la misericordia, la tenerezza, la sobrietà e solidarietà del Vangelo.

Quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina.

La futura venuta del Signore non aliena il credente dall’oggi, ma lo impegna a scoprire i rami che diventano teneri… Di questi rami ce ne sono ovunque anche nel continente più dimenticato: l’Africa. «Siamo di fronte a un’Africa che affronta con coraggio e speranza i suoi problemi, capace di attingere alle sue migliori tradizioni, di offrire al mondo modelli inediti e concreti di riconciliazione e soluzione dei conflitti» (Giuseppe Franzelli, vescovo in Uganda)
La fedeltà alla terra, nell’accoglienza del nuovo che nasce, è la condizione per credere, preparare e attendere la venuta gloriosa del Signore. Solo chi ama la terra può credere alla nuova terra frutto della promessa.
La venuta è certa, il momento è incerto. L’attesa deve coniugarsi con: 1. forza nelle avversità (resistenza) 2. capacità di vivere il quotidiano (pazienza) 3. rifiuto di fuggire quando i tempi si fanno bui (perseveranza) 4. dare spazio all’invisibile più che al visibile (fede).

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno

Nella nostra quotidiana esperienza di isolamento e di emarginazione è bello vivere la speranza dell’incontro di tutte le persone che hanno popolato l’universo dall’estremità della terra all’estremità del cielo. Il filosofo Ernest Bloch scrive «la speranza è sostegno indispensabile della ragione umana». Frei Betto, credente e religioso, scrive: «fede e speranza riempiono il nostro cuore di infinito» e aggiunge: «Chi spera in Cristo non assolutizzerà mai una data situazione acquisita o un modello da conseguire». L’ultima parola non spetta al male e alla morte: vincerà la vita, la vita per tutti!

p. Ottavio Raimondo mccj - oraimondo@emi.it

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