Carissimi diocesani,

come sapete dal 17 al 30 gennaio sono stato in Argentina, nella Diocesi di Neuquen, dove da diversi anni operano quattro sacerdoti della nostra Diocesi di Casale. Ho voluto compiere questo viaggio perché era vivo in me il desiderio di incontrare e conoscere personalmente questi confratelli del nostro presbiterio; poterli abbracciare, ascoltarli, rendermi conto della loro opera pastorale…; questo desideravo e questo mi è stato dato di compiere; lo ritengo un dono di Dio ed un’esperienza che mi ha fatto molto pensare! Sono giunto in Argentina quando là è piena estate; ho potuto viaggiare per strade e per itinerari lunghissimi; ho riempito i miei occhi stupiti di spazi immensi, di orizzonti sconfinati…; soprattutto ho incontrato persone per le quali accogliere un ospite è impegno sacro: dalla povera donna boliviana che in un soffocante pomeriggio mi ha offerto un bicchiere di fresca acqua minerale insieme al suo sorriso, al carissimo fratello vescovo Marcelo Melani che mi ha dato le chiavi del semplice, sobrio, essenziale vescovado di Neuquen così che potessi sentirmi a casa insieme al suo colloquiare franco, sincero, capace di mettermi a parte del suo pensiero e del suo cuore di pastore e della sua sofferenza accettata con fede e dignità… E la comunità di don Italo? Alla sua mensa ho mangiato diverse volte e diverse volte sono stato “commensale” alla mensa eucaristica; diverse volte ho sperimentato l’accoglienza davvero da “sorella” di hermana Mariuccia sempre attenta a prevenire le tue necessità. E quante attività ho scoperto e conosciuto perché qualche fratello e qualche sorella in più possano essere amati ed aiutati. Grazie! E quante persone intente a “far comunità”, a crescere nella fede e nel servizio al prossimo… Don Graziano è stato la “guida sicura” nei lunghi viaggi di trasferimento, ma anche “guida fraterna” a scoprire la realtà di Centenario e i suoi problemi e la sua gente accogliente a gioiosa di condividere momenti di preghiera, di mensa, di fraterno dialogo… Che emozione scoprire la bellezza delle Ande; giungere ad Aluminé e trovare la bellezza di un prete che dopo quarant’anni di autentica “inculturazione” –fraterna e sincera- con i Mapuche è rimasto “monferrino”…; e ti accorgi che quella rudezza tutta monferrina cela un cuore grande che senza averti mai incontrato prima ti fa sentire a casa, e amico, e si fida e si confida…Grazie, don Valerio! Certo l’aggressione subita lo scorso anno ha provato il fisico di don Ettore; non certo la mente, il cuore, lo spirito. E così le speranze (le utopie, si! Perché no?) abitano la sua vita e si fanno progetti e modi per allacciare relazioni anche tramite il computer… E il desiderio della giustizia, la voglia di impegnarsi per essa ancora e ancora covata e comunicata brucia come vive fiamma un’esistenza interamente spesa e donata… Carissimi, ho sentito il bisogno di confidarvi ciò di cui il mio cuore è stato colmato; non voglio fare “riflessioni serie”, perdonatemi; accogliete quanto è stato a me donato: voglio, a mia volta, donarlo a voi. Sì, perché siate fieri, come lo sono io, del fatto che là in terra di Argentina, là su dure e difficili frontiere la nostra amata Chiesa casalese è ben rappresentata. Sapremo continuare quell’impegno; sapremo riscoprire quell’istinto missionario che deve abitare ogni credente? Io lo spero tanto, amati diocesani. Così di questo dovremo parlare ancora, con pacatezza, con concretezza, con generosità e la Quaresima imminente sarà ottima occasione.

+ Alceste Catella, vescovo

(da "La Vita Casalese" di giovedì 4 febbraio 2010)